Un uomo che nasce in questo paese, a un certo momento della sua vita deve fare la sua scelta. Ha tre possibilità. Anzitutto partire, andarsene in un altro luogo della terra, Milano, la Germania, l'Australia, abbandonare per sempre tutte le cose conosciute, la casa, i parenti, gli amici…tutto. Scava un fosso e ci getta dentro queste cose, anche le fotografie, i libri di scuola, i ricordi…E' come morire due volte nella vita […] La seconda soluzione è ancora più difficile: restare in questo paese miserabile e cercare però di conquistarlo, cioè viverci almeno da padrone…Ti iscrivi a un partito politico, diventi amico e alleato dei più forti, prendi tutto quello che c'è da prendere con qualsiasi mezzo, l'inganno, la ruffianeria, l'amicizia, la violenza. […] Infine c'è la terza soluzione, cioè restare in mezzo a tutte queste cose che compongono la tua piccola vita: questo paese che muore, queste vecchie case, la povertà e l'ignoranza…ma anche gli amici, le abitudini, la tua famiglia … e scavarsi una nicchia dentro queste cose, starci dentro, al riparo, accontentarsi, vivere semplicemente…Il mondo passa lontano da te con tutte le sue altre cose affascinanti e sanguinose, ma tu le intuisci soltanto e non sai nemmeno come siano….Chiuso dentro la tua nicchia, così fino alla fine…
E' un piccolo estratto di Gente di rispetto [Giuseppe Fava, Gente di rispetto, Feltrinelli, 1964] il romanzo che insieme a Prima che vi uccidano ha reso celebre, prima che appunto lo uccidessero una sera del 5 gennaio di vent'anni fa, Giuseppe (Pippo, perchè da queste parti non è diminuitivo di Filippo) Fava. Sono le parole del maestro Belcore che passa in rassegna i possibili comportamenti di chi è nato in un paesino disgraziato della Sicilia povera e ingiusta.
La Sicilia che 40anni dopo è ancora povera (per la solita maggioranza -qui- poco silenziosa] e ingiusta [molti -qui- i silenzi], la Sicilia in cui brulicano i vermi di grassura quei parassiti che ti spingono ad essere migliore con più volontà. Quelli che, pallottoliere alla mano, usurpano i famosi 61 collegi su 61, che siedono compatti (compatti?) a Montecitorio, che sicuramente cattolici, se solo lo sapessero, sarebbero induisti perchè passano senza morire, nè purificarsi in nessun Gange (poca acqua -qui- iè la siccità) da corrente a corrente, da cespuglio a cespuglio, da partito (partito?) a partito (partito?).
Sono nato nella stessa Sicilia povera e ingiusta.
La mia Milano_Australia_Germania si chiama Bologna.
Probabilmente ho sbagliato il partito cui scrivermi, perchè ha pochi padroni e altrettanti voti.
Delle nicchie amo solo la tranquillità.
Tra qualche giorno Bologna diventerà lontana quanto l'Australia e tornerò a vivere da queste parti.
Il maestro Belcore non andò oltre l'ipotesi di quei 3 possibili comportamenti e tre non mi è mai sembrato più perfetto di 2, 5 o 27. Accettansi buoni consigli.
La matita di Vauro Senesi è la penna di editorialista che preferisco. Anche perchè quando dismette i panni di vignettista non è da meno a molte delle firme ospitate dalle prime pagine dei nostri giornalacci. Esilarante, corrosivo, dissacrante, puntuale ed efficace, riesce, in un box che raramente supera i pochi centimetri quadrati, a dire il da dirsi con un titoletto, qualche omino con gli occhi fuori dalla orbite e poco altro. Tra le sue più recenti performance la vignetta per le dimissioni di Tr3monti, con un Mr. B alias Salomè intento nella danza dei sette veli. Impagabile.
per chi come me le perde (quasi) tutte.

Forse si riferisce alla sua personalissima stima sul numero di manifestanti al Marcio su Roma.
Se non è l'inizio della campagna contro i virgolettati creativi poco manca.

Cattiva visualizzazione carattere e link alle immagini palesemente sbagliati. Rimedierò appena possibile. A Roma il marcio è andato. Piuttosto bene direi.

Il marcio su Roma è iniziato.
Prossimi aggiornamenti dalla capitale.
*resistere alla politica di guerra* Ritirare le truppe di occupazione italiane, disobbedire alla politica di guerra. Da Bologna verso Roma. Oggi centinaia di donne e uomini si sono opposti all'occupazione militare di Piazza Nettuno dove il potere si autocelebrava facendo marciare rappresentanti delle truppe che stanno occupando l'Iraq e l'Afghanistan. Così come le forze armate italiane occupano militarmente i territori dell'Iraq contro i civili iracheni stessi, nello stesso modo le medesime forze armate hanno pensato stamattina di poter occupare militarmente uno spazio pubblico e civile della nostra città. Tra fanfare e batter di tacchi il sottosegretario alla guerra Berselli parlava di fronte a una piazza deserta: Bologna forse si ricorda ancora che il due giugno si celebra la vittoria della Repubblica contro una monarchia alleata del fascismo, non le forze armate. Abbiamo portato in quella piazza parole di resistenza e diserzione alla guerra, abbiamo violato il divieto di manifestare intimatoci solo ieri dal questore Fulvi. In questo momento di difficoltà e di perdita di consenso sulla guerra (nessuno crede più alla tragica favoletta della missione di pace di fronte all'invio dei carri armati e alle migliaia di morti) e a soli due giorni dalla visita dell’imperatore Bush a Roma volevano far tacere il dissenso. Non ci sono riusciti. Siamo invece riusciti noi a disturbare per tutta la sua durata la squallida celebrazione che si svolgeva sotto i nostri occhi: abbiamo gridato insieme ad una moltitudine di coscienze indignate le nostre ragioni e coperto con le nostre voci i patetici inni e le marcette che accompagnavano i discorsi retorici. Finita la pagliacciata patriottica, i reparti di carabinieri e polizia hanno continuato a presidiare una piazza vuota per impedirci di arrivare al sacrario dei partigiani. A quel punto è bastato l’avvicinarsi del corteo a questa piazza vuota a scatenare un pestaggio a freddo. Non appena alcuni compagni hanno scavalcato le transenne, violando l'ennesima zona rossa gli agenti hanno reagito brutalmente: cariche violente, manganellate alla stampa, calci in faccia a due ragazzi finiti a terra. Queste sono le pratiche di guerra in zone cosiddette di pace. Contiamo diversi feriti con lesioni più o meno gravi, alcuni dei quali ancora in ospedale con prognosi da definire e molti contusi. L'obiettivo era chiaramente quello di distruggere il dissenso. I due ingiustificati pestaggi consecutivi hanno dimostrato che gli ordini delle alte sfere dell’esercito e del governo, infastidite dalla contestazione subita, erano quelli di fare male, compiendo una vendetta nei confronti di centinaia di uomini e donne considerati veri e propri nemici. Abbiamo resistito ai pestaggi e dopo circa mezzora siamo riusciti finalmente a liberare quella piazza che fino a prova contraria non appartiene alle forze armate, ma alla società civile e ai movimenti. Ma il nostro disobbedire alla macabra logica della guerra globale non finisce oggi: saremo a Roma il 4 giugno da cittadini ribelli e non da sudditi, fin dalla mattinata per costruire una giornata dove ci conquisteremo il diritto al dissenso e agiremo il sabotaggio. Appuntamento venerdì ore 1.30 AM in stazione centrale a Bologna: treno occupato per Roma. Con la rabbia nel cuore e dalla parte di chi disobbedisce e resiste alla guerra globale permanente.
I/Le Disobbedienti