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17/09/2007

Fidippide

42 chilometri e 195 metri.
Dalla Piana di Maratona ad Atene.
Di corsa. O, comunque, molto velocemente.
Fidìppide, povero soldato greco, ne morì.
Il suo viaggio, fu tragico. Il suo viaggio fu meraviglioso.
A piedi, di fretta, per comunicare all’assemblea riunita che, a Maratona, Atene aveva sbaragliato le truppe persiane di Dario, costringendole, dopo aver loro inflitto numerose perdite, a rifugiarsi sulle navi.  L’esercito ateniese, inferiore per uomini e mezzi, sferrò un attacco frontale contro le truppe persiane. Secondo il resoconto di Erodoto, alla fine della battaglia si contarono 192 caduti tra gli ateniesi e 6400 tra i persiani.
Fidìppide fu tra questi. Giunto ad Atene, comunicò l’esito della battaglia contro l’invasore persiano, si accasciò e morì.
L’oplita Fidippide, l’eroe Fidippide, cui ancora oggi si tributa onore dedicandogli ogni maratona, corsa e disciplina olimpica che da quell’impresa è nata, che quella distanza copre anche oggi, quasi duemila e cinquecento anni dopo.


Nel 2007 si continua a correre.Per stress e per sport. Ma anche per necessità, oppure per passatempo. L’esito delle battaglie si comunica con una scatola di plastica, uno schermo, pixelsss e telegiornali. Fidìppide muore per la conoscenza, per l’informazione, per il sapere. Muore da messaggero, non passato per le armi. Muore per comunicare un esito. Il più tragico e il più drammatico. Denso di morte. E di vita.
Vita e morte delle genti di Atene, che trepidavano e fremevano. Mamme, mogli, figli, vecchi, saggi e stolti. Quelli che non imbracciarono le armi, perché non potevano, perché non volevano. Il popolo in pace, il popolo minacciato dall’invasione persiana e dalle mire espansioniste dell’Impero di turno.
Il popolo che la guerra la subisce sin dalla sua sciagurata e forse inevitabile invenzione. Per conseguenza naturale. 192 vittime ad Atene. 192 mogli, mamme, famiglie, bimbi, che piansero. Centinaia che si rallegrano in cuor loro per la vita salva ai propri cari e a loro stessi, ancora e fieramente liberi.
Oggi, i soldati non muoiono quasi più. Le battaglie non esistono quasi più. Oggi le perdite sono sempre civili. E non si chiamano vittime innocenti di questo o di quel regime, di questo o di quel terrorismo, si chiamano danni collaterali.
Oggi, come ieri, è la libertà che merita eroi.

21/06/2007

Forse Ardeatine II

[...] Certo il permesso, poi revocato, all'ergastolano Priebke è stato ben visto da una larga fascia di cittadini. innanzitutto i giovani e i precari di tutta Italia. Ora sicuri che finchè c'è vita, c'è speranza. Un lavoretto si trova anche da ultranovantenni. E scusate se è poco.

Altre categorie si sono rallegrate.

Il prurimenzionato Giachini pienamente soddisfatto per il trionfo della legge, un pò meno per la breve durata del trionfo. Ma a volte basta poco per sentirsi realizzati e lui il suo momento di notorietà, dopo le
numerose figuracce in sede processuale, lo ha goduto appieno. Adesso è nero di rabbia, ma nero era anche prima, quindi non si nota. In Sicilia usiamo un'espressione per questo: "niuru ccù niuru, non tingi" (nero su nero, non colora), in anni di camillerismo come sono questi,la traduzione è a beneficio dei pochi ancora affezionati alla purezza della lingua di papà Dante.

I fascisiti e i neofascisti. Forze nuove e azioni giovanili, tifosi e militanze pseudocristiane, i soliti liberali, liberisti, libertari.



Gente di conclamata tolleranza, questi signori, hanno esultato per il gesto di diritto, per l'applicazione di una legge in senso lato, perchè (francamente) non se ne poteva più di vedere liberi solo ex brigatisti e nappisti, e poco importa se quelli che sono liberi hanno pagato con la dissociazione, il pentimento, anni di carcere e di gogna. Alcuni senza neppure aver mai sparato un colpo di pistola, altri senza protestare nemmeno,per trent'anni filati, nelle patrie galere. Ma certo pollame sa solo starnazzare che la storia l'hanno scritta i comunisti, che le Fosse Ardeatine furono una faccenda militare, che la giustizia è di sinistra e amenità del genere. Compatirli non è fuori luogo: un piatto di minestra e un pò di sana pietà non si negano a nessuno. Certo è che il loro pelato duce, da buon maestro elementare romagnolo, li avrebbe bacchettati sulle dita per l'ignoranza orgogliosa e l'idiozia conclamata. E, mi sa, che al piatto di minestra avrebbe tolto la sana pietà e aggiunto un noto bicchierino digestivo. Adesso, a quanto pare, tutto è tornato come prima. L'editore ridiventa ergastolano a tempo pieno, pur detenuto in un appartamento confortevole dell'Aurelio.

In attesa di altri pronunciamenti della Corte, in attesa di altre battaglie libertarie dell'eroe alla carbonara (nel senso della pasta) Giachini, in attesa di un gesto di clemenza che liberi un appartamento e due posti auto (quelli regolarmente occupati dalla necessaria scorta di P.G.) nel mio condominio, che è lo stesso di quel simpatico vecchietto nazista, tanto motivato al lavoro e attaccato alla vita. La sua.